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Cibo e Lirica passioni trasversali

I maggiori operisti italiani hanno amato la buona tavola


Da sempre nella coscienza collettiva Gioachino Rossini è visto come il compositore-gourmand per antonomasia e in effetti è stato colui che, dal suo salotto parigino, ha saputo diffondere in tutta Europa la meravigliosa tradizione gastronomica italiana sintetizzandola con la moderna cucina francese e proiettandola nel futuro. Ma la passione per la buona tavola è stata trasversale tra i musicisti italiani, soprattutto tra gli operisti. Dopotutto, per dirla con le parole dello stesso Rossini, “mangiare, amare e cantare non sono altro che gli atti di questa opera buffa che si chiama vita, chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo”. E se il maestro pesarese dimostrava l'amore per il cibo anche nella generosa stazza, musicisti col fisico asciutto come Bellini, Donizetti e Verdi non sono stati da meno in quanto a golosità, avvantaggiati evidentemente da un metabolismo più favorevole. È passato alla storia il pasto consumato da Verdi una ventina di giorni prima della morte all'Hotel et de Milan comprendente una decina di portate, tra cui bue brasato, tacchino arrosto e gelato al rum. Ed anche il Cigno di Busseto è stato una sorta di ambasciatore del cibo made in Italy nel mondo, portando a Parigi, nel grande banchetto organizzato dopo il trionfo del Don Carlo, un risotto alla milanese che con l'aggiunta di scaglie di tartufo è diventato famoso come “risotto alla Verdi”. Lui era molto legato ai piatti e ai vini della sua terra, dagli insaccati (culatello e spalla di San Secondo) al “lambrusco che fa bum nello stomaco”, ma una volta diventato ricco e famoso si appassionò anche a vini di pregio e a Genova, dove trascorreva gli inverni, imparò ad amare il pesce e ad acquistarlo di persona sui banchetti del mercato. Pesce che naturalmente piaceva anche a Vincenzo Bellini, siciliano che si formò artisticamente a Napoli, e al più grande violinista della storia, i cui “ravioli alla Paganini” sono entrati nel menu di molti ristoranti. Zuppe, selvaggina e piatti della tradizione toscana erano invece i prediletti di Puccini e Mascagni, quest'ultimo amante anche del dessert noto come “pesca Melba”, dopo che il maestro livornese si era innamorato per davvero della cantante Nellie Melba a cui questa coppa di gelato è dedicata. E a fine pasto l'immancabile caffè di cui tutti erano ghiotti, dallo stesso Puccini a Donizetti a Verdi, il quale si portava in giro per l'Europa la macchinetta per prepararselo personalmente. Ne arrivò a berne 16 al giorno, forse un po' troppi, ma per lui era “un balsamo che conserva l'uomo” che gli consentì di arrivare in salute fino a quasi 88 anni e di passare alla storia come uno dei maggiori operisti di sempre. La cucina, come la musica, racconta l'identità di un popolo. Ed è proprio da questo incontro tra Belcanto e tradizione gastronomica che nasce l'ispirazione di Tasting Opera.


Roberto Codazzi, musicologo e scrittore, direttore artistico musicale del Museo del Violino di Cremona e direttore scientifico di Tasting Opera

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